La comprensione del testo

Saper leggere un testo non significa solo saper pronunciare in modo corretto le parole che lo compongono ma anche comprenderne il significato. Capire un testo è un compito molto complesso che implica diverse abilità specifiche.

Negli ultimi decenni sempre maggiore attenzione è stata dedicata all’abilità di lettura, sia in termini di correttezza che di rapidità, e alla difficoltà specifica a essa correlata, la dislessia.

Solo recentemente le ricerche si sono focalizzate sull’abilità di comprensione del testo che tuttavia non rientra nei disturbi specifici dell’apprendimento.

Comprendere un testo e saperlo leggere ad alta voce sono due abilità correlate ma che coinvolgono aspetti differenti, e non sempre il deficit in una delle due comporta un deficit anche nell’altra.

Saper leggere un testo ad alta voce significa saper pronunciare le parole che lo compongono in modo corretto e con una velocità adeguata, saperlo comprendere invece significa coglierne il significato.

Numerose ricerche suggeriscono che questi due aspetti della lettura siano indipendenti tra loro (Pazzaglia, Cornoldi e Tressoldi, 1993), ad esempio un bambino potrebbe essere in grado di leggere perfettamente un brano ad alta voce pur non riuscendo a comprenderne il significato e viceversa potrebbe essere in grado di comprenderlo in modo sufficiente pur avendo una lettura lenta o caratterizzata dalla presenza di diversi errori.

La comprensione del testo è un’abilità indispensabile sia in ambito scolastico che nella vita di tutti i giorni. Avere difficoltà a comprendere un testo comporta necessariamente difficoltà su vari fronti, ad esempio a studiare in modo autonomo sui libri per prepararsi a una verifica, saper leggere una ricetta di cucina, un libretto d’istruzioni o un libro nel tempo libero.

Tale abilità è deficitaria in molti studenti, ma non solo, studi internazionali indicano che il 70% degli italiani si trovi sotto al livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà.

Un bambino con importanti difficoltà di comprensione non necessariamente andrà incontro all’insuccesso scolastico ma raggiungerà risultati inferiori rispetto agli altri e a quanto ci si aspetterebbe dalle sue capacità. Tutto ciò potrà influire negativamente sulla sua motivazione e sull’investimento nello studio.

L’abilità di comprensione del testo può essere valutata attraverso brani specifici per l’età di scolarizzazione accompagnati da domande aperte o a scelta multipla.

Tale abilità è molto complessa e comprende diversi aspetti cognitivi, per questo motivo bambini con difficoltà di comprensione possono cadere su aspetti differenti di uno stesso testo.

Per comprendere un testo sono necessarie 10 abilità (De Beni, Cornoldi, Carretti e Meneghetti, 2003):

1. Saper identificare i personaggi, il tempo e il luogo in cui si svolge la storia e i fatti narrati;

2. Distinguere i fatti e ordinarli in sequenza;

3. Saper comprendere la struttura sintattica, ad esempio la punteggiatura;

4. Saper fare dei collegamenti tra parti diverse della storia;

5. Saper fare delle inferenze;

6. Avere una sensibilità verso il testo, ad esempio saper trarre informazioni dal titolo o dal genere letterario;

7. Riconoscere la gerarchia del testo, ad esempio individuandone gli elementi importanti;

8. Sapersi rappresentare mentalmente ciò che viene letto;

9. Saper lavorare sul testo e scegliere strategie in modo flessibile a seconda dello scopo e del testo;

10. Essere in grado di individuare errori, incongruenze o significati ambigui.

Individuando gli aspetti maggiormente deficitari sarà possibile potenziarli in modo selettivo aiutando così il bambino a migliorare la sua comprensione globale.

DSA: cosa dice la legge

La legge 170 del 2010 riconosce le norme in materia di Disturbi Specifici dell’Apprendimento in ambito scolastico. Cosa ci dice nello specifico questa legge?

L’8 ottobre 2010 la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno approvato la legge 170/2010 che riconosce a livello normativo le difficoltà che le persone con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) si trovano ad affrontare a scuola. L’obbiettivo è quello di garantire a questi alunni il sostegno che necessitano nello studio.

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Ecco cosa contengono gli articoli principali contenuti in tale legge:

– Articolo 1. Riconoscimento e definizione delle quattro categorie diagnostiche che possono ricevere una certificazione:
• Dislessia: difficoltà nella correttezza e nella rapidità della lettura;
• Disgrafia: difficoltà nella realizzazione grafica della scrittura;
• Disortografia: difficoltà nella scrittura nei processi di transcodifica;
• Discalculia: difficoltà nel calcolo e nell’elaborazione dei numeri.
Questi disturbi possono presentarsi insieme o separatamente e si manifestano in presenza di capacità cognitive nella norma.

– Articolo 2. Finalità:
• Garantire il diritto all’istruzione;
• Assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale.

– Articolo 3. Diagnosi:
• Per gli studenti che nonostante adeguate attività di recupero didattico mirato, presentano persistenti difficoltà, la scuola trasmette opportuna comunicazione alla famiglia;
• È compito delle scuole… attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi idonei a individuare i casi sospetti di DSA.

– Articolo 4. Formazione della scuola
Al personale docente e dirigenziale è assicurata un’adeguata preparazione riguardo alle problematiche relative al DSA, finalizzata ad acquisire la competenza per individuarne precocemente i segnali e la conseguente capacità di applicare strategie didattiche, metodologiche e valutative adeguate.
Per tale finalità nel 2010 e nel 2011 sono stati stanziati fondi pari a un milione di euro per ciascun anno.

– Articolo 5. Misure educative e didattiche di supporto
Gli studenti con DSA hanno diritto di fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari.
Nelle specifico tali provvedimenti prevedono:
• Didattica individualizzata e personalizzata,
• Forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico,
• Uso di tecnologie informatiche e di mezzi di apprendimento alternativi,
• Misure dispensative da prestazioni non essenziali,
• Monitoraggio per valutare l’efficacia delle misure adottate e degli obiettivi raggiunti,
• Adeguate forme di verifica e di valutazione anche per quanto riguarda gli esami di Stato e di ammissione all’università nonché gli esami universitari.

La matematica, questa sconosciuta!

La matematica può essere un vero problema per molti studenti di ogni età, ma a volte queste difficoltà possono essere giustificate da un disturbo specifico dell’apprendimento: la discalculia.

Ci sono studenti che si bloccano davanti a operazioni, problemi, espressioni, a volte anche manifestando veri e propri comportamenti d’ansia o malesseri fisici. In alcuni casi la causa di queste reazioni può essere imputata alla discalculia.

 

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È importante sottolineare che la matematica è una materia particolarmente complessa, che richiede l’utilizzo di diverse abilità come la logica, le capacità di problem solving e la memoria, solo per citarne alcune. Per questo motivo ci sono molti studenti che faticano in questa materia ma per altre difficoltà che esulano dalla discalculia e che possono essere recuperate con un potenziamento specifico.

Circa l’1% della popolazione scolastica convive invece proprio con questo disturbo specifico dell’apprendimento, che si può presentare in forma primaria, quando le difficoltà sono legate solo alle abilità numeriche, o secondaria, quando è associata ad altri disturbi specifici degli apprendimenti come dislessia o disgrafia.

La discalculia si delinea come problematiche nell’apprendimento delle abilità di numerazione e calcolo per quanto invece sarebbe atteso per età e classe frequentata e in presenza di livello cognitivo nella norma e istruzione adeguata.

I primi segnali sono visibili in età precoce, già con l’inizio della scuola elementare; una diagnosi può invece essere eseguita solo a partire dalla fine del terzo anno della scuola primaria.

Ecco alcune avvisaglie da monitorare negli studenti:

  • Errori nella lettura e scrittura dei numeri, che vengono scambiati o scritti al contrario. Ad esempio frequentemente si può scambiare il 6 con il 9 o scrivere 10030 se viene dettato il numero 130.
  • Non riuscire a capire la relazione tra numero e quantità
  • Non riconoscere gli ordini di grandezza, e quindi nella lettura e scrittura dei numeri molto grandi.
  • Difficoltà nell’apprendimento delle tabelline.
  • Non riuscire a mettere in colonna le operazioni in modo corretto ed apprendere i sistemi di prestito e riporto.
  • Confondere i segni delle operazioni ( +, – , X , :  )
  • organizzazione spazio-temporale e visuo-spaziale del numero

In caso ci si trovi in presenza di questi segnali, è opportuno approfondire per eventualmente confermare il dubbio di discalculia.

Gli alunni in questo caso potranno usufruire della legge 170/2010 ed ottenere le misure compensative e dispensative opportune, come ad esempio l’uso della tavola pitagorica.

Autostima e successo scolastico

Per anni gli studiosi hanno tentato di comprendere se una buona autostima viene prima del successo scolastico o viceversa. Secondo le ricerche più recenti vi sarebbe tra i due un’interazione reciproca.Una buona autostima favorisce l’adattamento a scuola, e il successo scolastico a sua volta promuove una buona autostima.

L’autostima scolastica è la valutazione che lo studente compie sulla propria riuscita in ambito scolastico. Essa non coincide con le capacità accademiche, tuttavia si sviluppa attraverso i successi e i fallimenti negli ambienti scolastici. Le credenze che il bambino sviluppa sulle proprie abilità didattiche influenzano le sue performance in classe, per questo sono considerate un indice in grado di predire i futuri risultati accademici.

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Spazio Bimbi: Autostima e successo scolastico

L’autostima ha un peso sul successo scolastico soprattutto quando lo studente ne è carente, inibendo così la perseveranza, la fiducia e la performance scolastica.

Bambini con una buona autostima in genere adottano strategie migliori per far fronte alle difficoltà scolastiche, si impegnano maggiormente ottenendo un rendimento maggiore e rinforzando così la fiducia nelle proprie abilità.

Il disagio scolastico si manifesta attraverso malessere psicologico, bocciature, abbandoni, difficoltà di integrazione sociale, bullismo, disattenzione e scarsa partecipazione in classe. Tutto ciò impedisce al bambino di apprendere con successo e di utilizzare in modo adeguato le proprie capacità sia affettive che cognitive. Il disagio scolastico e continui insuccessi minacciano l’autostima dello studente e il suo senso di autoefficacia, ovvero il sentirsi competente. Ciò comporta l’assenza di iniziativa, l’assunzione di un ruolo passivo, la non realizzazione dei compiti o la non consegna per paura della valutazione.

Un esempio di come l’autostima influenzi le prestazioni scolastiche viene dato dal dibattito diffuso negli anni ottanta sulla presunta inferiorità delle bambine nei test di matematica. Tale inferiorità venne evidenziata da diversi studi effettuati in quegli anni.

In una ricerca del 1983 Entwisle e Baker trovarono come i maschi fossero eccessivamente ottimisti verso i loro risultati in aritmetica, le femmine al contrario si mostrarono eccessivamente pessimiste. Secondo altri studi persino i genitori e gli insegnanti si aspettavano risultati migliori in matematica dai ragazzi, probabilmente a causa di stereotipi di genere. Si concluse che le ragazze, interiorizzando il messaggio degli altri sulla loro presunta inferiorità, avrebbero indebolito la loro autostima con conseguenze sull’interesse e la motivazione in tale ambito.

È dunque importante identificare precocemente i bambini in cui l’autostima è più carente e i bambini in cui sono presenti difficoltà specifiche di apprendimento o che richiedono bisogni educativi speciali. Intervenendo precocemente evitiamo di esporli a continui fallimenti che inevitabilmente vanno ad influenzare la loro immagine di sé con ripercussioni a lungo termine sulla loro carriera scolastica.

In questo modo sarà possibile tentare di accrescere la loro autostima scolastica aumentando le opportunità di successo in questo specifico ambito.

Disprassia: cos’è e come riconoscerla

Per alcuni bambini semplici azioni della vita quotidiana come vestirsi, orientarsi nel tempo e nello spazio e compiere movimenti che richiedono una buona coordinazione, possono diventare delle vere e proprie imprese. In certi casi il nome di questa difficoltà è disprassia.

Durante il periodo dell’infanzia l’attività sportiva è una parte importante della vita quotidiana di un bambino; ma accanto ad assi del calcio o ballerine provette ci sono bambini in cui seguire uno sport può risultare davvero un’impresa. E quando queste difficoltà si estendono anche a gesti come allacciarsi le scarpe, versare il latte nella tazza la mattina o dare un calcio al pallone, questo può prendere il nome di disprassia.

É bene ricordare che delle difficoltà si delineano come disturbo nella misura in cui il suo impatto impedisca azioni della vita quotidiana e ne pregiudichi l’andamento.

La disprassia è quindi definita come difficoltà a pianificare e compiere movimenti intenzionali in serie o in sequenza. Ampi sono pertanto le ripercussioni nella vita quotidiana di un bambino o ragazzo, non solo nell’attività sportiva ma anche in quella scolastica e nell’acquisizione delle autonomie domestiche.

 

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Al momento i dati disponibili parla di sei bambini disprassici ogni 100, un numero molto alto, ma nonostante ciò questo disturbo è ancora molto poco conosciuto.

La maggior parte dei bambini colpiti sono maschi; questo disturbo può presentarsi da solo o associato ad altre patologie come autismo o sindrome di Down. Spesso si associa anche ai disturbi specifici dell’apprendimento o al deficit d’attenzione e iperattività.

Come per altri disturbi, anche in questo caso le cause non sono ben definite, mentre sono stati chiariti alcuni fattori di rischio come ereditarietà, problemi durante la gravidanza e il parto.

I bambini disprassici hanno necessità di monitorare costantemente gesti che per la maggior parte delle persone risulta naturale e automatico.

Generalmente si possono distinguere alcuni tipi di disprassia in base alle difficoltà che il bambino presenta maggiormente:

  • Verbale: siamo di fronte a un bambino che fatica a elaborare frasi, mettere in ordine corretto le parole ed esprimere un concetto in maniera chiara
  • Motoria: in questo caso sono deficitari i comportamenti che dovrebbero ormai essere automatizzati, come salire e scendere le scale, allacciarsi le scarpe, abbottonarsi e sbottonarsi un maglione.
  • Oculare: minore capacità di modulare movimenti oculari e sguardo. Questo si nota in compiti come la lettura e la scrittura, in quanto l’alunno non riesce a seguire le righe solo con lo sguardo.

I campanelli d’allarme variano sensibilmente in base all’età d’interesse, in quanto i compiti motori attesi per età differiscono molto. Si tratta infatti da difficoltà di suzione e di prensione nei primi anni di vita a fatica nella concentrazione, nella scrittura e in azioni come l’uso delle forbici in età più avanzata.

In generale è bene far attenzione a difficoltà nella distinzione tra destra e sinistra, goffaggine e movimenti impacciati, ridotte capacità di organizzazione, posture inadeguate e facile stancabilità.

È chiaro che questi sono solo alcuni segnali che bisogna monitorare ma non per forza esse costituiscono un disturbo: alcuni bambini hanno solamente dei tempi di maturazione anche motoria più lunghi o semplicemente alcuni sono più goffi di altri.

In caso però che questi segni persistano nel tempo, sarebbe opportuno approfondire rivolgendosi al pediatra o ad un neuropsichiatra infantile.

Musica e Dislessia

La Dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento e si manifesta con una difficoltà nella decodifica del testo che non dipende da un deficit intellettivo, sensoriale o dall’istruzione ma da un diverso funzionamento nelle reti neurali deputate al processo di lettura.

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È importante intervenire precocemente per ridurre le difficoltà dell’allievo; è tuttavia importante sottolineare che il disturbo non scompare ma è possibile intervenire per migliorare le prestazioni almeno nel breve periodo. La riabilitazione della dislessia va ad agire sulla lettura e se necessario sul linguaggio, deve essere intensiva, prolungata nel tempo ed effettuata da specialisti.
Un intervento è efficace se porta a dei miglioramenti maggiori rispetto a quelli che si potrebbero raggiungere con il normale sviluppo o con la sola didattica.

Recenti studi dimostrano come anche la musica possa essere uno strumento utile nella riabilitazione della dislessia.

La musica è uno stimolo che attiva, e nel tempo modifica, diverse funzioni cognitive, non solo relative alla produzione e alla percezione musicale ma anche coinvolte in altri tipi di compiti, quali l’attenzione, la memoria, l’apprendimento, il linguaggio e le emozioni.

L’esperienza musicale porta a dei vantaggi nella consapevolezza fonologica, nella discriminazione dei suoni oltre ad una migliore capacità di elaborazione delle parole e una migliore memoria sonora.
La pratica musicale aiuta la percezione dei suoni in situazioni di rumore; ad esempio bambini musicisti in un contesto rumoroso quale il contesto classe sarebbero maggiormente in grado di focalizzare l’attenzione su ciò che viene detto dall’insegnante.

I bambini con dislessia sembrano essere deficitari sia nelle abilità fonologiche che in quelle musicali. Il training musicale comporterebbe un miglioramento nell’abilità di elaborazione uditiva e di conseguenza nell’elaborazione delle componenti linguistiche influendo positivamente sul linguaggio e sulla lettura (Tallal, Gaab, 2006).

Secondo un’altra ipotesi invece la musica risulterebbe efficace nel trattamento della dislessia in quanto ci sarebbe una sovrapposizione tra le aree deputate all’elaborazione del linguaggio e alle aree deputate all’elaborazione della musica; tale pratica comporta una maggiore precisione nell’elaborazione acustica, porta all’attivazione di emozioni positive, essendo ripetitiva porta ad un miglioramento dovuto alla pratica ed è associata all’attivazione dell’attenzione (Ani Patel, 2011).

Un importante contributo in tale ambito è stato dato dal Progetto ReMus finanziato dalla Fondazione Mariani che ha dimostrato l’efficacia di un intervento di educazione musicale sulle abilità di lettura. Tale studio ha coinvolto 48 bambini dislessici tra gli 8 e gli 11 anni. I bambini sottoposti a tale intervento risultarono migliorati in modo significativo (Flaugnacco et al., 2015).

La musica è dunque utile strumento, che se utilizzato precocemente e in modo continuativo aiuta lo sviluppo e la crescita del bambino sia dal punto di vista cognitivo che relazionale.

Disturbi dell’Apprendimento e studio: come aiutare i propri figli

Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia sono termini che ormai sono entrati nel nostro vocabolario quotidiano. L’attenzione verso queste problematiche è sempre maggiore ma molto spesso i genitori si trovano impreparati e insicuri nel gestire tali difficoltà e una delle domande che più spesso ci viene posta è proprio “come possiamo aiutare i nostri figli a casa?”

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La risposta a questa domanda non è unica per tutti ma cambia da un caso all’altro, però una cosa che è sempre importante ricordare è che questi bambini sono ragazzi intelligenti, se così non fosse non avrebbero potuto ricevere una diagnosi di questo tipo. Infatti per poter effettuare una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) il primo criterio è che il profilo intellettivo rientri nella norma, altrimenti le difficoltà scolastiche verrebbero attribuite ad altri tipi di difficoltà quali ad esempio un ritardo cognitivo. Si parla di DSA proprio perché le difficoltà riguardano solo quella specifica area di funzionamento (lettura, scrittura o matematica).

Se i vostri figli non raggiungono l’obbiettivo non è perché non sono intelligenti ma è possibile che la modalità adottata non sia la più adeguata e non dovete neanche sentirvi colpevoli, queste difficoltà non dipendono da trascuratezza, da pigrizia o da una didattica inadeguata.

Cercate di suscitare in loro interesse, ad esempio utilizzando dei materiali che siano per loro accattivanti e divertenti. Leggete tanto insieme, soprattutto libri che a loro possano piacere, magari dando una prima lettura voi e poi facendo rileggere loro, in modo che la lettura non sia solo qualcosa di faticoso e che richieda un alto dispendio di energia ma anche qualcosa di interessante e piacevole. Questo aiuterà anche il bambino ad allargare il proprio vocabolario e ad udire parole pronunciate nel modo corretto. Potete sfruttare strumenti tecnologici quali tablet e computer che sempre più offrono giochi e programmi che permettano di imparare e allenarsi divertendosi, o anche solo facendoli scrivere anziché sul quaderno sul computer con programmi di video scrittura con correttore automatico (ad esempio word) in modo che ad ogni errore ricevano un feedback immediato che gli permetta di correggersi in modo facile. Anche il gioco può essere un momento utile: canzoncine, filastrocche, carte, memory ecc… giochi che stimolino la memoria, la concentrazione e l’uso di strategie.

I bambini con DSA hanno diritto a utilizzare strumenti compensativi e dispensativi che gli aiutino a colmare le loro lacune (ad esempio la calcolatrice, i formulari, tabelle, il registratore, gli audio libri, il computer ecc..) ma non dobbiamo dare per scontato che sappiano come utilizzarli quindi è importante spiegargli come devono essere utilizzati per essere sfruttati al meglio.

Sostenerli è dunque essenziale ma attenzione sostenere non significa sostituirsi a loro o all’insegnante. Sarebbe indicato affiancare al bambino una persona esterna che abbia esperienza con tali difficoltà e che possa aiutare vostro figlio nell’esecuzione pomeridiana dei compiti. Anche fare venire a casa un compagno di classe può essere utile all’apprendimento e può rendere inoltre il momento dei compiti un po’ più piacevole.

Cercate di far diventare il momento dei compiti una routine quotidiana, trovate un luogo tranquillo dove non ci siano troppe distrazioni e trovate un orario in cui il bambino non sia troppo stanco. Concedete delle pause nel mezzo, spesso questi bambini possono affaticarsi facilmente. Leggetegli voi una volta ad alta voce i testi, insegnategli ad utilizzare il vocabolario per cercare le parole che non conoscono, aiutateli a schematizzare, sottolineare, a dividere il brano in parti, ad individuare delle parole chiave che lo aiutino a ricordare meglio e a collegare quanto sta leggendo o studiando con cose che ha già fatto in passato o che già conosce. L’obiettivo è che gradualmente diventi sempre più autonomo dell’esecuzione dei compiti e nell’utilizzo dei suoi strumenti compensativi e dispensativi.

È importante avere fiducia nelle loro capacità senza sminuirne le difficoltà e senza pretendere risultati troppo alti nelle materie dove le loro difficoltà incidono maggiormente.

Oltre agli aspetti scolastici non bisogna trascurare i risvolti emotivi, molto spesso infatti questi bambini si sentono diversi dai loro compagni e in alcuni casi possono anche venire presi in giro, è importante ascoltarli e parlare con loro del loro disagio, cercando di valorizzare e sottolineando le loro capacità anche in altri settori. Non fategli sentire l’ansia per l’attesa dei risultati, gratificatelo quando qualcosa gli riesce bene, quando esegue i compiti in modo corretto o in autonomia, quando ottiene dei buoni risultati o anche solo

un miglioramento senza per forza pretendere il massimo dei risultati. Insegnate ai vostri figli che il valore della scuola sta in quello che si impara e non nei voti.